Storie di precariato: sfruttato, non pagato e pure senza giustizia

Un’altra storia di precariato emersa dalla denuncia dei colleghi di “Errori di Stampa”.

“Sfruttato senza soluzione” anche per il Tribunale

Lavoro a L’Opinione, collaboro con l’Espresso e collaboravo con Il Sole 24 Ore Roma. Ho fatto una sostituzione maternità per poi avere un mio contratto da praticante. Prima di essere cercato da L’Opinione (perché mi hanno cercato e non ho cercato io, forse perché qualcosa so fare), ho fatto il galoppino per la Dire (qualche mese) e per quasi tre anni a Libero  principalmente nella cronaca di Roma e anche nelle pagine nazionali).

La mia esperienza a Libero potrebbe essere presa ad esempio della nostra generazione di giornalisti. Appena entrato in contatto con la redazione  romana del quotidiano, ho assaporato la bellezza della cronaca, di andare in giro a cercare notizie, di pensare a cosa avrebbe potuto essere appetibile. Gli portavo spesso le aperture di cronaca.

Dopo un po’ di tempo mi hanno iniziato a far andare in redazione a scrivere, impaginare, ribattere e “deskare” gli articoli dei colleghi collaboratori (pagati a pezzo, come me del resto).

Dopo un po’ di tempo ho chiesto che la mia posizione fosse regolarizzata almeno con un forfait mensile che mi permettesse un minimo di programmazione delle mie entrate e, di conseguenza, delle mie spese. La tiritera è stata la classica: “Aspetta un po’ e vedrai che ti facciamo un contratto”, “Ora non ci sono le condizioni ma vedrai, fra poco…”, fino a quando ho deciso che nessuno mi avrebbe aiutato se non la legge.

Ho fatto causa. Non prima di aver sentito l’avocato di Stampa romana, che mi diede l’idea e il consiglio di non procedere perché difficile che, con le carte che avevo, potesse essere sentenziato il reintegro. Ma io non mi sono arreso e ho sentito un avvocato. Che quando ha letto le mie carte e mi ha ascoltato, ha detto che la mia era chiaramente una causa fondata e che si sarebbe risolta per il meglio. Beh, la causa l’ho persa, almeno in primo grado. Perché oltre ad un sistema lavorativo poco chiaro riguardo al merito,  a volte ci si mette anche la Giustizia (?) a metterci lo zampino, per far sì che la propria storia lavorativa, oltre che in maniera informale, sia certificata anche da un Tribunale come “sfruttamento senza soluzione”.

La mia è una storia lavorativa che non so come andrà a finire ma che di certo è molto più fortunata di tanti colleghi che sono per strada ed elemosinano collaborazioni da fame anche a 5 euro a pezzo o addirittura gratis fino ad un certo numero di battute. Condizioni che probabilmente non avrei accettato, per cercare altro. C’è molta confusione in giro, c’è  pochissimo merito e ci sono persone che fanno i giornalisti perché “il contratto è fico” e hanno qualche calcio in culo potente, a fronte di tante persone appassionate, brave e competenti, che ancora non hanno trovato  un editore che abbia creduto in loro come persone e non come “figlio di qualcuno”.

Da uomo (ormai ho 35 anni e non sono più un adolescente) cresciuto nel rispetto della Costituzione e dei valori della solidarietà e della giustizia sociale, strabuzzo gli occhi quando osservo situazioni come quella dei giornali baluardo dei valori suindicati, che si permettono di sfruttare letteralmente giovani giornalisti, dando una miseria al mese per farli lavorare 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. Per poi doversi sentir dire che non hanno diritto a nessuna rivendicazione, “perché dopo 7 anni di collaborazione tu non sei un precario da stabilizzare ma un fornitore di servizi”. Siamo alla pazzia, all’ipocrisia, alla menzogna e al paradosso. Qui c’è di mezzo la dignità, la vita delle persone e il rispetto per un lavoratore. Io sono schifato da quello che osservo ogni giorno e spero davvero che qualcosa cambi entro breve. Perché se mio figlio/a vorrà fare il giornalista, non dovrà mai sentire le parole che ho sentito io quando ho iniziato: “Ma chi te lo fa fare”, “è un lavoro finito”.

Non bisogna amare un lavoro fino a sprecare la vita per l’affermazione professionale, perché la vita offre tante vie per raggiungere la serenità. Occorre, però, un’inversione di tendenza, tale che chi voglia fare il giornalista, lo possa fare senza essere sfruttato, senza che l’umiliazione e l’annullamento della dignità siano condizioni per ottenere il rispetto per quello che si fa e per come lo si fa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...