La Cassazione cancella il divieto di cumulo per i pensionati Inpgi: una sentenza che penalizza i precari e i freelance dell’informazione

Un pensionato Inpgi potrà tranquillamente cumulare la propria ricca pensione, onestamente guadagnata dopo anni di lavoro, con i redditi da collaborazione giornalistica: è questo, in sintesi, il senso della sentenza della Corte di Cassazione pronunciata alla fine dell’anno e pubblicata da qualche giorno.

Per noi di “Giornalisti sottoPRESSione” la decisione della Suprema Corte, costituisce una vera e propria minaccia per tutti i precari, i freelance, i collaboratori che si troveranno a combattere un’altra battaglia contro “vecchie volpi” di redazione, pronte a tornare (da collaboratori esterni, ovviamente) ai loro posti originari, sottraendo spazi preziosi non solo per nuovi giornalisti, ma anche per un salutare ricambio generazionale che possa “svecchiare” la categoria.

Una decisione penalizzante, che curiosamente è coincisa con la manifestazione, tenutasi a Roma davanti a Montecitorio, di tutti i precari dell’informazione in sostegno di Giovanni Tizian e per rivendicare un trattamento economico giusto ed equo: “4 euro al pezzo e sotto scorta”, questo lo slogan del presidio, che ha visto in prima linea i coordinamenti di base dei freelance dell’informazione di tutta Italia.

Ovviamente il cumulo della pensione Inpgi non costituisce illegalità, per carità! Tuttavia, colleghi che hanno fatto la storia del nostro mestiere e che ricevono il giusto compenso per una vita dedicata al giornalismo, dovrebbero assumere la funzione di “padri nobili” e non di “patrigni”, mettendosi in competizione con i più giovani, sottraendo loro la possibilità di crescere nella professione e diminuendo le già scarse disponibilità del settore.
Al di là della personale cortesia o dell’educato ritiro in un meritato riposo, che anche diversi colleghi pensionati praticano con grande dignità (ed anzi non lesinando consigli ed indicazioni ai più giovani), occorre che il lavoro giornalistico dei più deboli sia tutelato al meglio dalla legge, evitando così l’arbitrio del “gioco al ribasso”, del quale i colleghi pensionati sono i primi responsabili (insieme – e alla pari – a coloro che lavorano “per la gloria” e “per vedere il proprio nome scritto sul giornale”): ecco perché è essenziale la rapida approvazione del ddl sull’equo compenso, come richiesto a gran voce nella manifestazione romana “4 euro al pezzo e sotto scorta”.
Una buona notizia su questo fronte è venuta proprio nei giorni scorsi: la commissione Cultura della Camera ha approvato all’unanimità, su proposta del relatore, on. Enzo Carra, di passare in sede legislativa il progetto di legge. “Un altro decisivo passo avanti per una sia pur minima garanzia per i precari che lavorano nel settore dell’informazione”, secondo il commento dello stesso relatore.
Con l’equo compenso, non ci saranno più differenze tra colleghi e non si potrà più “giocare al ribasso”, pena l’esclusione della testata dalla recezione dei contributi pubblici: una norma di civiltà e di giustizia perché lì dove non arrivano cortesia e responsabilità personali, almeno la legge ponga un baluardo a difesa dei più deboli ed indifesi.
Noi “Giornalisti sottoPRESSione”, pur rispettando una sentenza irrevocabile della Magistratura, non esultiamo di certo, come alcuni colleghi pure hanno fatto, di fronte ad un provvedimento che rischia davvero di restringere i già angusti spazi del giornalismo in Italia.

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